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La resilienza nelle PMI del biologico

La resilienza nelle PMI del biologico

Un cambiamento di prospettiva per superare le emergenze e costruire un domani alla propria azienda.

La resilienza individuale e delle aziende, è sempre più riconosciuta (aziendalmente e socialmente), come un'attitudine del singolo, di una comunità o di un'azienda nel sapere reagire positivamente e costruttivamente a situazioni più o meno eccezionali di “crisi” e in generale di “negatività”. In contesti sempre più volatili ed incostanti, come le crisi generate dal Covid, o dai cambiamenti climatici, o dai nuovi modelli di business e di distribuzione, è la capacità di reazione, adattamento e applicazione di nuovi modelli, che costituiscono un vantaggio competitivo per le aziende.

Il termine “resilienza” assume un significato diverso a seconda della disciplina nell’ambito nel quale viene citato. In ingegneria, ma anche in fisica, ad esempio, per resilienza s’intende l'indice che misura la resistenza di un materiale alla deformazione. Il valore di resilienza in questi casi viene determinato attraverso una prova d'urto. In biologia e in ecologia la resilienza esprime anche una caratteristica tipica dei sistemi naturali; ed è la capacità di un certo sistema, di una certa specie, di una certa organizzazione di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che provengono dall’esterno. In psicologia, per resilienza s’intende la capacità dell’essere umano di superare le avversità della vita.

Ma perché questo termine ha assunto e sempre più assumerà nel prossimo futuro, una importanza fondamentale anche nella vita delle aziende? Questo accade perché oggi ci troviamo ad operare in un panorama economico e di mercato completamente diverso, non solo da quello di qualche anno fa, ma anche completamente cambiato rispetto a soli pochi mesi fa. E questa trasformazione, si farà sempre più rapida ed incisiva.

Ecco che allora, c’è una grande necessità di fatti, di tradurre in comportamenti concreti ciò che questo termine definisce. Il contesto sociale nel quale viviamo come uomini e nel quale operiamo come imprenditori, non è affatto “resiliente”. Viviamo tutti un costante stato di dipendenza da sistemi, processi ed organizzazioni, dei quali non sappiamo nulla e sui quali non possiamo esercitare alcun controllo. Nelle nostre città, così come nelle nostre aziende, consumiamo energia, gas, prodotti di tutti i tipi, oltre che cibo, che percorrono migliaia di chilometri per raggiungerci, con catene di produzione e distribuzione estremamente lunghe, complesse e delicate.

Negli ultimi 90 anni, l’abbondanza di petrolio e dei suoi derivati, a basso prezzo ha reso semplice ed economico avere energia ovunque per produrre e per spostare enormi quantità di merci da una parte all’altra del pianeta. Intere filiere produttive, hanno prosperato grazie alla disponibilità di questa risorsa economica. Basti pensare alla filiera della chimica, della meccanica, della plastica, dei mezzi di trasporto, della produzione dell’elettricità, ecc La distribuzione delle merci, è fortemente dipendente dal petrolio, in quanto avviene in gran parte su gomma, per le piccole e medie distanze e su navi o aerei per le lunghe distanze.

È facile scorgere l’estrema fragilità di questo sistema. Basterà l'aumento del costo dell'energia, unito alla sua più scarsa disponibilità, o l’impossibilità di continuare a estrarre e “bruciare” petrolio per rallentare le terribili conseguenze del cambiamento climatico, e questo modello di sviluppo crollerà travolgendo tutto e tutti. E sta già accadendo! Questa non è resilienza.

Come affrontare e risolvere a livello personale, di gruppi o di organizzazioni, le difficoltà, lo stress e le sofferenze che tali situazioni possono comportare? L'approccio risolutivo personale, così come per un'azienda, per una comunità o per qualsiasi tipo di organizzazione, è nel valorizzare le risorse disponibili per attivare strategie e comportamenti proattivi, in noi stessi e in tutte le persone che compongono l'organizzazione.

I cambiamenti che nella vita di tutti i giorni, e in particolare negli ultimi mesi, abbiamo adottato, ci hanno forse resi consapevoli di un'altra caratteristica della psiche umana, che è la flessibilità. Ovvero quella capacità di adattarsi ai cambiamenti, alle sollecitazioni esterne, alle pressioni che l’ambiente in evoluzione continua, esercita su di noi.

Accettare le nuove tendenze ed adattare i propri schemi mentali alle novità che il mondo esterno ci propone, anche quando sconvolgenti nella loro imprevedibilità, quindi adottare comportamenti coerenti con le mutate condizioni esterne, costituisce quella virtù identificata come flessibilità. Se la flessibilità è una virtù che negli ultimi anni, almeno a livello aziendale, è stata a mio parere fin troppo enfatizzata, il concetto di resilienza, in azienda mi sembra ancora poco conosciuto.

A mio parere, la resilienza in azienda, si potrebbe riassumere così: la capacità di un'azienda e in particolare dell'imprenditore, di rimanere calmo ed efficiente, determinato e fiducioso nella possibilità di riuscire a superare le avversità, di sconfiggere le difficoltà e di trovare soluzioni che diano un domani alla propria impresa.

Probabilmente abbiamo davanti un cambiamento epocale, che toccherà tutti gli aspetti della società nella quale siamo nati e cresciuti, così come la conosciamo. Il contesto nel quale operiamo come imprenditori è, ormai da anni, quello globale. Ma pensare ad un contesto globale per la ns azienda, potrebbe essere troppo ambizioso, anti-economico o magari anche anti-storico.

Potrebbe essere per noi più utile e più remunerativo, progettare e sviluppare prodotti e pensare a nuovi sistemi di commercializzazione e di marketing, che soddisfino le esigenze di un mercato più locale. La dimensione locale non preclude però l’esistenza di altri livelli di relazione, nazionale, internazionale e globale. Un’azienda resiliente è quella che sa fare i conti con le proprie debolezze e sa trasformare i vincoli in opportunità, valutando i rischi e vincendo la paura del domani.

Ogni buon imprenditore e capo di azienda, dovrebbe attentamente valutare questi aspetti.  Essere resilienti significa rimanere altamente produttivi, efficaci nelle azioni quotidiane ed efficienti nella gestione delle risorse aziendali e nella persecuzione degli obiettivi, anche nelle turbolenze della crisi. Significa fare tesoro delle esperienze passate, creare nuove relazioni, attuare nuovi comportamenti, stimolare e partecipare a nuove aggregazioni di imprese per entrare in nuovi mercati, per guardare avanti con energia e fiducia nei propri mezzi. Fantasia, creatività, programmazione e grande capacità di relazione, credo che queste siano le caratteristiche di ogni buon imprenditore.

Per concludere, torno al cambiamento, che è anche il punto di partenza. Posto il fatto che il cambiamento è in atto e la mutazione del modello di sviluppo economico, impone ed imporrà sempre più a noi e alla nostra azienda, un’attitudine sempre maggiore alla “resilienza”, dovremo comunque mettere in campo le nostre migliori energie ed avere la capacità, un po' visionaria, di intuire come cambierà il mondo. Tenendo a mente che la buona volontà non basta, senza la consapevolezza la concretezza e la competenza, né nella vita, né in azienda!

di Silvano Ventura

 

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