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Il tempo: da tiranno a compagno di viaggio della nostra vita!

Il tempo: da tiranno a compagno di viaggio della nostra vita!

Tempo tiranno: questa è la percezione più comune del tempo tra noi, gente di questa epoca e di questa società! Pensare che fino a qualche decennio fa, il tempo dedicato al lavoro era molto di più di quello che ci è richiesto adesso; almeno per chi il lavoro lo ha! Incontro ogni giorno persone di ogni età, cultura ed estrazione sociale e per tutti, lo stress derivante da “avere poco tempo per sé”, pare essere il motivo di scontento principale della propria esistenza. Ecco che il tempo diventa immediatamente una risorsa e come tale, per definizione, è scarsa! O no? Forse il nostro problema, è come investiamo il “tempo libero” o tempo di “non lavoro”.

Ovviamente, la quantità di tempo libero è inversamente proporzionale al tempo occupato, ad esempio, dal lavoro o da altri impegni, che ci vengono dati, o che per svariati motivi ci diamo da soli. Allora concentriamoci sulla qualità del tempo che dedichiamo a noi stessi: alle nostre passioni, agli affetti, alla nostra crescita personale, al divertimento, ecc. Viviamo in una società, traboccante di informazioni e possibilità, che se da un lato ci arricchiscono, dall’altro ci assorbono tempo, attenzione e denaro. L’identità unica e dominante che ci hanno affibbiato in questa parte del mondo e che siamo tenuti ad onorare in tutti i nostri comportamenti, è quella del consumatore. Tutti i giorni, le migliori menti creative del pianeta, sono impegnate nello sforzo di farci credere che valiamo in funzione di ciò che possediamo; ma questa rincorsa a possedere di più, ci costringe a lavorare di più, per guadagnare di più, per potere comprare più cose, da cambiare più in fretta possibile. Potrebbe anche andare bene, se questo ci rendesse felici e soddisfatti della nostra esistenza. Ma non è così. Poi, quello che nessuno ci dice, è che stiamo andando verso un modello di società, dove il “tempo-lavoro” sarà sempre meno, non solo per ragioni contingenti come la “crisi”, ma anche e soprattutto per ragioni strutturali, come la disponibilità di sempre più efficienti ed efficaci soluzioni di automazione del lavoro e della produzione, che rendono sempre meno necessario il lavoro umano. Quello che ci serve è ripensare e riorganizzare, non tanto il tempo lavorativo, quanto le nostre vere priorità, le nostre azioni quotidiane in funzione dei nostri bisogni reali e non dei bisogni indotti dal modello del consumo e della crescita infinita. Se non ci diamo delle priorità chiare, in funzione dei nostri bisogni reali, corriamo il rischio di vivere “per urgenze”, in una rincorsa affannosa e inconcludente di una felicità mai raggiunta, perché non decisa e scelta da noi. Facciamo che la primavera, oltre a risvegliare la natura intorno a noi, risvegli dentro noi la consapevolezza e il coraggio di abbandonare tutto ciò che non ci serve, per essere persone più complete e felici.

di Silvano Ventura

 

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