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L’inquinamento nel settore moda

L’inquinamento nel settore moda

di Arianna Sgaria

Secondo le Nazioni Unite, ai giorni nostri, al settore fashion è imputato il 20% dello spreco globale di acqua e il 10% delle immissioni di anidride carbonica. Allo stesso tempo le coltivazioni di cotone sono responsabili per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% di pesticidi, facendo del settore tessile il più inquinante dopo quello Oil&Gas.

L’85% dei vestiti prodotti finisce in discarica mentre solamente l’1% di essi viene riciclato. Quest’ultimo dato risulta particolarmente preoccupante considerando che nel 2019, rispetto all’anno 2000, un consumatore medio ha acquistato circa il 60% di abiti in più.

Questi dati negativi portano a soffermare l’attenzione sugli atteggiamenti dei consumatori e le loro scelte di acquisto: da un lato il consumismo sfrenato deriva dalla poca consapevolezza di recare danno all’ambiente da parte del consumatore, il quale è sempre più reduce di un perenne desiderio di acquistare per alleviare la propria frustrazione; contemporaneamente nell’era post-crisi del 2008 è possibile constatare una nuova tendenza contrastante di un “prosumer” attento, consapevole e alla ricerca di una via più sostenibile.

A tal proposito, la moda sostenibile si prospetta come valida alternativa al “fast fashion”. Quest’ultima negli anni ha sempre puntato a ridurre i costi e i tempi di produzione al minimo, creando capi di tendenza accessibili, il modello sostenibile ha invece cercato di rinnovare il sistema tramite l’ottimizzazione degli asset, rivalutando la filiera mediante nuovi modelli di business.

Da sempre la moda è uno spunto di arte e identificazione, lo stile permette di raccontare qualcosa di sé ed esprimersi artisticamente creando e comunicando un’immagine agli occhi altrui. Ogni scelta nell’outfit permette di trasmettere tratti inspiegabili, facendo intravedere un lato emozionale, altrimenti celato. Tuttavia, questa tematica rivela non solo il lato artistico universalmente riconosciuto, ma un forte senso di eticità e morale che i consumatori dovrebbero assumere nelle loro scelte di acquisto. In particolare, questo argomento pone l’attenzione sugli oscuri lati ambientali che permeano il settore della moda e che rischiano di compromettere nel lungo periodo le ampie potenzialità positive del comparto. E’ necessaria l’evoluzione di un consumatore consapevole ed esigente che induca e dia l’input al cambiamento delle imprese.

Il grande rischio è che le forti potenzialità positive della moda vengano oscurate dalle negatività in termini di impatti ambientali, ma l’auspicio è quello di un reale mutamento morale ed etico dei consumatori d’oggi che non tralascino nella loro vita e quotidianità l’aspetto sociale ed il rispetto per la natura che è fortemente minacciata.

 

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