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#UNMONDOMIGLIORE. La fine della globalizzazione

#UNMONDOMIGLIORE. La fine della globalizzazione

“Nulla sarà più come prima, cerchiamo di far sì che sia migliore!” (J. Rifkin)

Cogliere l’occasione di questa tragedia epocale che si sta abbattendo sull’umanità, per ripensare al nostro modello di società, all’economia, al rapporto con ambiente e a quello tra Stati e tra gli uomini, sarà la sfida che ci aspetterà nel “dopo corona-virus”.

L’epoca dello sviluppo senza limiti, dello sfruttamento delle risorse, dei territori e degli uomini, dell’inquinamento, della CO2 in atmosfera, della globalizzazione così intesa, volge alla fine.

Sarebbe stato meglio arrivarci gradualmente per scelta, ad esempio dando ascolto agli innumerevoli allarmi sul cambiamento climatico e sulle sue terribili conseguenze, delle quali, a ben vedere, anche questa pandemia fa parte. Ma non è certo la prima volta nella storia della Terra che cambiamenti epocali, sono preceduti da disastrose tragedie.

La fragilità del nostro modello di sviluppo, è stata impietosamente messa a nudo.

E ora dobbiamo farci i conti! Probabilmente dovremmo confrontarci con un cambio profondo delle nostre abitudini sociali, di comportamento e (quello che più conta, per il vecchio paradigma) di consumo.

La globalizzazione economica, che ha spostato merci e persone senza vincoli e senza lacci tra i continenti, è finita! E già lo stiamo vivendo in questi giorni di emergenza, con il riattivarsi dei controlli sulle merci e sulle persone, alle frontiere di tutti gli Stati.

Potreste dirmi che alla fine dell’emergenza, tornerà tutto uguale. Ma questa emergenza non sappiamo quando finirà, (cure e vaccini, possono impiegare ancora molti mesi per essere disponibili) e inoltre è bene avere ben chiaro che anche questa pandemia è figlia delle violenze che stiamo perpetrando ai danni del nostro pianeta. Se non rimuoveremo la causa del male, cambiando il nostro modello di vita, passata un’emergenza, ne scoppierà un’altra!

Probabilmente, nell’emergenza, stiamo sperimentando nuovi modelli di comportamento, che diventeranno le nostre nuove consuetudini.

Lavoreremo di meno, e per tutte le attività che lo consentiranno, lo faremo da casa.

Le attività didattiche delle scuole, di ogni ordine e grado, saranno svolte prevalentemente in digitale. Si viaggerà di meno e solo saltuariamente in aereo, anche a causa del fatto che i voli, non saranno più “low cost”.

Anche le filiere di produzione delle merci, inevitabilmente, si accorceranno.

Un esempio per tutti: avere avuto in Italia, una robusta filiera di produzione di materiale sanitario (dalle mascherine, ai ventilatori), disponibile appena scoppiata l’emergenza, avrebbe messo al sicuro i nostri medici e infermieri e probabilmente avremmo così salvate molte più vite.

Non si tratterà di un impoverimento diffuso, ma di un Mondo nuovo e il guadagno in termini di salute, tempo, qualità della vita e delle relazioni, sarà enorme. Sarà un’economia verde, che già si sta reiventando, basata sulla circolarità delle risorse, sull’uso delle energie rinnovabili, sulla fine dello spreco e sulla redistribuzione delle ricchezze. Non sono un ingenuo, questo mio, non è un auspicio, ma forse è l’ultima occasione che l’umanità ha, per dare un futuro a sé stessa. È con le nostre scelte e con la nostra determinazione, che potremo far rinascere bellezza, equilibrio e giustizia!

di Silvano Ventura – direzione@viveresostenibile.net

 

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