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#UNMONDOMIGLIORE. La condivisione delle conoscenze per dare un futuro all’Umanità

#UNMONDOMIGLIORE. La condivisione delle conoscenze per dare un futuro all’Umanità

Se il futuro non sarà come il passato, abbiamo un piano? Quale visione abbiamo per il nostro futuro?

Le settimane di lockdown, passate in casa, in un tempo sospeso che inizialmente ci pareva infinito, si sono lentamente trasformate in un tempo nuovo, o meglio: in un tempo ritrovato. A distanza di oltre un mese, mi trovo a vivere le mie giornate, a un ritmo diverso; più lento, ma anche più profondo, più intenso. Come molti altri, ho ritrovato il gusto di “fare le cose per bene”; dedicando il giusto tempo e la dovuta concentrazione. Che sia impastare un pane, trapiantare una piantina di basilico, approfondire un argomento con una buona lettura, o fare una video chiamata con un amico, mi do il “giusto tempo” per farlo: per assaporare ciò che sto facendo, senza l’urgenza di quello che dovrò far dopo.

Mi sono dato anche il tempo di pensare al “dopo emergenza”. L’ho fatto alla finestra, tuffandomi nel cielo, ora azzurro intenso, ora nuvoloso e grigio, non più solcato dalle scie degli aerei o “patinato” dallo smog. Anche quello notturno, che ora brilla solo delle luci remote delle stelle e non più dei lampi degli aeroplani in avvicinamento. L’ho fatto cullandomi nell’aria insolitamente fresca e profumata di questa primavera inconsapevole, che, malgrado tutto, è sbocciata! L’ho fatto origliando il silenzio della notte, punteggiato solo dai richiami delle civette e il torpore dei pomeriggi assolati, ma ancora freschi e ventilati.

E alla fine mi sono chiesto: se il futuro non sarà come il passato, abbiamo un piano? Cosa sto, cosa stiamo sognando per il nostro futuro? Probabilmente questa potrebbe essere la fine di un modello di mondo basato sulla competizione fra le persone, le aziende e gli stati. E dobbiamo augurarcelo, perché è questo modello che ha fallito e ci ha portato alla devastazione ambientale, sanitaria, economica e sociale che stiamo vivendo!

L’emergenza ci ha fatto vivere un sentimento collettivo di solidarietà e unità inedito, ha reso più coese le nostre vite. Il Noi, ha prevalso sull’Io. Allora possiamo lavorare per allargare questo “sentire” all’economia e alla società per creare un’economia collaborativa. Probabilmente vivremo una fase di accorciamento delle filiere produttive. Molte di quelle attività che la globalizzazione aveva spinto verso aree del mondo dove il costo del lavoro più basso e i diritti dei lavoratori assenti, rendevano più redditizi gli investimenti di capitali, ritorneranno in Europa e in Italia.

Le macchine faranno sempre più il lavoro degli uomini. Molti articoli, parti e accessori. potranno essere realizzati direttamente sul luogo dove verranno utilizzati, nei tempi e nei quantitativi richiesti. Grazie a tecnologie come la stampa in 3D, saranno i files a viaggiare via web e non i prodotti sui camion o nei container via mare. L’energia sarà sempre più da fonti pulite e rinnovabili. Anche essa sarà sempre più prodotta a km 0, vicina al punto del suo utilizzo; che sia una casa, un condominio o un’industria. Il petrolio, e tutti i suoi derivati, avranno sempre meno mercato. Smetteranno di inquinare per essere trasportati, trasformati, distribuiti e infine bruciati per muovere le nostre auto, per scaldare le case o per produrre cose.

Il lavoro sarà diverso. Non esisterà più un “tempo di lavoro” e di conseguenza un “tempo libero”: ci sarà solo un tempo; quello della nostra esistenza. Molti lavori si potranno fare da casa e quindi, anche fisicamente, perderà valore il concetto di “posto di lavoro”. La retribuzione, sarà commisurata agli obiettivi raggiunti, al nostro “valore aggiunto” e non al tempo sacrificato per lavorare. Avremo tempo per fermarci a capire di cosa abbiamo davvero bisogno. Finirà la dittatura del consumo fine a sé stesso. Della marea di cose inutili che inquinano i nostri mari, dopo aver intasato le nostre case e i nostri cervelli.

Potremo scambiare saperi e conoscenze. Dedicare tempo alla costruzione di relazioni con coloro che ci vivono accanto. Il denaro potrà tornare ad essere uno strumento e non un fine della propria esistenza. Viaggiare vorrà di nuovo dire, allargare le proprie conoscenze. Entrare in punta di piedi, in luoghi e culture diverse, per comprenderne, stupendoci, i misteri della bellezza della diversità.

Un’economia aperta e collaborativa di comunità, ci permetterà la condivisione di conoscenze. Potrebbe essere un vero balzo in avanti per l’umanità! Che sia per battere un virus, o per rendere più efficiente l’uso delle risorse del pianeta, solo la condivisione delle conoscenze e non la competizione può dare un futuro alla Terra.

di Silvano Ventura

 

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